Ipse non dixit

massima di einstein

Una delle cose che trovo più assurde è la pretesa di raggiungere conclusioni “scientifiche” sui grandi interrogativi umani, quando non ci sono abbastanza strumenti e/o dati a disposizione (tipo dimostrare cose come l’esistenza o non esistenza di Dio, o lo scopo del nostro Universo).

D’altra parte, allo stesso modo, trovo assurda la pretesa di considerare la scienza come se fosse una fede: qualcosa in cui si può scegliere di “credere” o no.

Titoloni come “Povero Einstein!” (all’epoca della storia dei neutrini più veloci di Superman) o “Hawking ha deciso che i buchi neri non esistono!” possono anche essere molto suggestivi. Ma per quanto mi riguarda, sono superficiali a dir poco.

Forse alla base del mio fastidio c’è qualcosa che si può riassumere in poche parole come il rapporto tra scienza e autorità.

Veniamo al dunque. Qualche giorno fa mi trovo postato su Facebook un link a un articolo, di cui riporto un paragrafo:

“Rep. Bachmann unleashed a blistering attack on Dr. Hawking, who earlier referred to his mistake on black holes as his “biggest blunder.”
“Actually, Dr. Hawking, our biggest blunder as a society was ever listening to people like you,” said Rep. Bachmann. “If black holes don’t exist, then other things you scientists have been trying to foist on us probably don’t either, like climate change and evolution.”

(La rappresentante Bachmann ha lanciato un attacco caustico sul Dott. Hawking, che in precedenza si è riferito al suo errore sui buchi neri come al suo “maggiore sbaglio”.
“In effetti, Dott. Hawking, il nostro maggiore sbaglio come società è stato aver ascoltato persone come lei.” ha detto la rappresentante Bachmann. “Se i buchi neri non esistono, allora altre cose che voi scienziati avete cercato di imporre su di noi probabilmente non esistono nemmeno, come il cambiamento climatico o l’evoluzione.”)

E, per concludere in bellezza:

“Fortunately for me, I did not take any science classes in college.”

(“Fortunatamente per me, non ho mai frequentato corsi in materie scientifiche, al college.”)

Si vede!

Non ci sono autorità in questo caso – non nel senso comunemente inteso, almeno.

Hawking non può imporre un bel niente. Nemmeno Galileo in persona, se facesse una capatina ai nostri giorni, potrebbe mai stabilire che una teoria è migliore di un’altra.

La fisica, anche quella teorica, non chiede mai di credere a qualcosa. Per definizione. Non è un suo diritto, né dovere.

Ovviamente parliamo di scienza idealmente, e non degli esseri umani che se ne occupano.

Neanche lo scienziato più brillante potrà mai superare quei pregiudizi o bias che tutti inconsciamente abbiamo.

Nessuno – proprio perché siamo umani – potrà mai essere obiettivo al 100%.

E certo non sono mai mancati, in nessuna epoca, quelli che hanno “autorevolmente” rallentano il progresso scientifico per ragioni che con la scienza avevano ben poco a che fare.

C’è stato chi ha detto addirittura che ogni passo in avanti in questo senso è possibile solo dopo che la vecchia generazione ci ha lasciati.

Quindi, se si conosce anche solo la definizione di “metodo scientifico“, si dovrebbe capire che quelli che la Bachmann considera ripensamenti – proprio come se si trattasse di voltafaccia politici – sono semplicemente passi in avanti.

Se non ci fossero queste continue correzioni, continue “rifiniture”nelle teorie esistenti (e a volte eccezionali rivoluzioni), ci sarebbe anzi da preoccuparsi.

È così che funziona, come viene spiegato molto bene, per esempio, in questo post.

Una teoria le cui previsioni sono confermate dalle osservazioni viene (sempre nel mondo ideale) accettata. Di chiunque sia.

E solo finché non si trova una teoria migliore.

E per “migliore” si intende qualcosa che si accorda meglio con le osservazioni – che l’abbia ideata Hawking o un fabbricante di cioccolatini.

Cosa ne pensate? Credete (come me) che essere completamente obiettivi sia impossibile, data la natura umana?

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