L’allergia e l’estasi: 2. Allergie

biblioteca con nuvola temporalescaQuesto post fa seguito a L’allergia e l’estasi: 1. Introduzione.

Elenco qui i generi, o meglio i “tipi di storie” che non sopporto. Non li ho messi in ordine di gravità (delle reazioni provocate, allergiche e non).

1 – Storie incentrate su Prescelti (preannunciati da antiche profezie).

Aggravate dall’obbligatorio cast di alleati (che dev’essere eterogeneo, visto che l’eroe deve appartenere alla maggioranza “di default”), i quali risplendono di luce riflessa e sono pronti a sacrificarsi pur di aiutarlo a raggiungere la gloria.

Lo so: in pratica qui sto dicendo che ci sono interi generi o sottogeneri che mi provocano effetti indesiderati (Fantasy epico, YA). E, come sempre, ci sono le eccezioni.

Reazioni provocate: sonnolenza che sconfina nel letargo a partire dalla lettura della quarta di copertina.

2 – Storie con ambientazione [pseudo]medievale. Qui ci sarebbero grosse eccezioni – per esempio posso apprezzare un giallo storico ambientato nel Medioevo. I fantasy [pseudo]medievali invece mi provocano le seguenti reazioni: sonnolenza, nausea, prurito, a volte crisi di starnuti.

3 – Storie che non parlano altro che della realtà di tutti i giorni – senza aggiungere o togliere niente. In generale, tutto il cosiddetto mainstream. Reazioni: letargo.

4- Storie ambientate nella nostra realtà di tutti i giorni, ma con un quid in più: incentrate su tragedie e/o malattie. O, peggio ancora, sulla vita privata del personale degli ospedali.

Reazioni: mi ricopro di striscioline o pallini verdi.

5 – Storie strappalacrime in generale. Lo so, è soggettivo: quello che strappa le lacrime a te può non strapparle a me. A volte mi meraviglio delle mie contraddizioni in questo senso (sì, Mo, ti sento).

Ma ci sono storie che sembrano fatte apposta per questo scopo – un po’ come le telenovelas che la mia vicina si guardava quando mi faceva da baby-sitter (lei ci stava male sul serio).

Gli effetti su di me sono generalmente quelli opposti a quelli desiderati, ovvero aggressività e desiderio di prendere a schiaffi tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano.

Reazioni: secchezza oculare estrema, prurito nelle mani.

5 – Storie focalizzate sull’esplorazione delle relazioni interpersonali. In pratica, tutto il genere rosa. Un ulteriore punto di demerito se sono incentrate su famiglie, dinastie e quant’altro. Dieci punti se ambientate nel passato.

Reazioni: idrofobia seguita da sonnolenza, fuga nella tana di qualche orso perché mi faccia posto accanto a lui fino alla primavera prossima.

Non ho problemi se la storia è incentrata su qualcos’altro, e contiene ugualmente relazioni – d’amore o familiari che siano. Significa che i personaggi sono sviluppati in modo realistico e maturo.

Quindi ovviamente riconosco che è necessario.

Certo, qualche digressione sul rapporto di tizio/a con suo padre/madre/ex e quant’altro può annoiarmi e a volte lo salto – per poi scoprire, magari, che era la chiave di tutto.

6 – Storie in cui lo status quo di questo pianeta è dato per scontato anche quando ci si trova negli angoli più reconditi della galassia. Maggioranze e minoranze sono praticamente identiche alle nostre (o meglio, a quelle americane), e naturalmente tutti hanno gli stessi prevedibilissimi ruoli (il saggio-mentore, l’amico-fidato, la figlia-del-capo-dei-nativi, ecc.) tanto che si sanno già, appena si vedono certi personaggi, cose come “questo muore all’inizio del terzo atto”.

Capisco il motivo: ci si trova in un campo minato (è quasi impossibile, per dire, scrivere qualche “Altro” come cattivo, per cui abbondano gli “Altri” bersagli/vittime. Il che secondo me ha un rovescio che è uguale alla medaglia, ma sarà – forse – per un altro post).

N.K. Jemisin, in occasione *SPOILER* del whitewashing di Khan in Star Trek: Into Darkness *FINE SPOILER* ha detto giustamente che sarebbe bastata una percentuale maggiore di “POC” nel cast, così ci si sarebbe potuti permettere di metterli anche tra i cattivi.

Io sono d’accordo su questo, ma parecchia gente non lo sarebbe. Del resto non hanno tutti i torti, visto che negli USA c’è stata gente che su Twitter ha detto di essere dispiaciuta quando ha capito che Rue (in The Hunger Games) era nera e contenta della sua morte (sic!).

Reazioni: abuso di poteri paranormali nel tentativo di teletrasportarmi su qualche altra galassia.

7 – Western. Qui è l’ambientazione che non mi piace: mettetemi la stessa trama altrove e – a parte qualche eccezione – magari mi piacerà. Non sopporto i saloon, gli sceriffi, i pistoleri, i ladri di bestiame e così via. Né l’idea di essere eroi perché si conquista la terra degli altri. Reazioni: prurito nelle mani, nei piedi e in tutto il corpo.

8 – Storie (solo) di guerra, se nel passato/presente di questo pianeta. Se sono altrove nello spaziotempo non ho problemi (Military Space Opera). Questione di ambientazione, come sopra. Reazioni: conflitti interni e indolenzimento muscolare.

9 – Crudeltà verso bambini o animali. Ci sono eccezioni anche qui, naturalmente. E non ho problemi, in generale, con le storie che includono la crudeltà verso gli adulti. Se serve alla trama, ovvio. Reazioni: nausea.

10 – Storie con elementi gore fini a se stessi. Anche qui, è coinvolto un intero sottogenere (il gore, appunto).

Non mi ricordo quale scrittore ha detto che il suo scopo era di raggiungere lo stomaco dei lettori. Qui per me il discorso è simile a quello del “realismo-senza-nient’altro”: se voglio vomitare, mi metto un dito in gola. O guardo il TG.

Reazioni: anoressia.

Che posso dire? Se mi avete (masochisticamente) seguito fin qui, avrete capito che tutto quello che ho scritto è estremamente soggettivo. E non intende essere altro.

Nota:

I commenti qui sono stati vigliaccamente disattivati per ovvi motivi. Anche se questo post apparterrebbe di diritto alla categoria dei VTQCD (Venite Troll Qui C’è Da mangiare), credo che un po’ di digiuno faccia bene alla salute.