L’allergia e l’estasi: 1. Introduzione

bibliotecaQuando qualcuno dice che ama/odia un genere può trasmettere facilmente un’idea di superficialità.

Ogni libro, dopotutto, è un “individuo” a sé. Per cui andrebbe giudicato solo dopo averlo conosciuto bene (letto) – proprio come si dovrebbe fare con le persone.

Avere dei pregiudizi significa proprio classificare qualcuno che non si conosce – identificandolo magari con la sua famiglia, religione o nazionalità.

O  con il suo abbigliamento. Anche se devo dire che nel caso di un libro, l’abito (copertina) fa il monaco.

La copertina in effetti riflette proprio il “carattere” del libro… quindi anche il genere.

Forse nel mio caso, più che di generi nel senso tradizionale (avventura, giallo, horror, fantasy, thriller, ecc.), è corretto parlare di “tipi di storie” – una cosa simile alla classifica che fa Blake Snyder in Save the Cat.

Molte persone dicono che leggerebbero/non leggerebbero mai una storia basandosi proprio su elementi della trama (o dell’ambientazione, o dei personaggi).

E poi:

  • C’è chi non leggerebbe mai un libro con troppe formule matematiche (dove a quanto pare “troppe” può anche assumere il valore 1), per cui tanti divulgatori assicurano al loro pubblico che nel loro libro non ce n’è nemmeno una (un po’ come se in un libro di storia si assicurasse al lettore che non c’è nessuna data).
  • C’è chi leggerebbe qualsiasi cosa (compresi i quaderni delle scuole elementari), se scritta dal suo autore preferito.
  • C’è chi (donne comprese) non leggerebbe mai i libri di un certo genere se scritti da una donna. E c’è chi non li leggerebbe se scritti da un autore non-anglofono (no, non me lo sto inventando).
  • C’è chi (come nel mio caso) è disposto a passare sopra parecchi errori anche grossolani, purché il libro abbia abbastanza sense of wonder.

ecc.

D’altra parte, se diciamo che a contare è il libro in sé, non teniamo conto del fatto che ci sono elementi così tipici di un genere (inscindibili da quel genere, anche se ci sono sempre le eccezioni) che non apprezzarli equivale a non apprezzare il genere stesso.

Se uno odia le storie in cui c’è un crimine e si deve scoprire chi è stato, difficilmente potrà apprezzare i gialli.

Se non sopporta le storie in cui la gente non va d’accordo, di sicuro non potrà mai leggere romanzi di guerra (anche se, in effetti, gli rimarrebbero pochissime storie da leggere anche negli altri generi).

Se, al contrario, non sopporta le storie d’amore, non potrà mettersi a leggere un rosa.

E così via.

Certo, esistono anche i “crossgenre” – e tra loro, devo dire, alcuni dei miei autori e libri preferiti.

Questi libri mi piacciono proprio perché spesso hanno più possibilità di “spaziare” con la fantasia, riuscendo ad essere meno prevedibili.

Mi contraddico? Mo ne è sicura.

D’altra parte, ci sono tipi di storie e anche generi precisi di cui non potrei fare a meno. Un esempio è la fantascienza in generale. Ma posso attraversare periodi di particolare interesse per un tipo di storia/genere, e in quei periodi mettermi a cercare solo quelli.

Premettendo che ci sono e ci saranno sempre le eccezioni, nel prossimo post elencherò i tipi di storie/elementi che non sopporto.

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