Specchio o non specchio delle mie brame

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Immagine: “Mirrors and Anamorphoses at Magic Museum,Blois”, di fdecomite, Licenza CC BY 2.0

Ho cercato di immaginare come sarebbe un mondo popolato da persone come me (nessun egocentrismo, eh! Infatti in questo caso il centro sarebbe dappertutto).

Un esercizio mica male. Meno facile e indolore di quello che sembra. L’ho anche proposto ad altri, creando un sondaggio.

Un mondo ideale

La prima cosa che viene in mente a chiunque è il proprio mondo ideale. Poi, magari ci si ripensa.

Ho per esempio immaginato che non ci sarebbero lucchetti, casseforti o password, e la crittografia sarebbe un passatempo matematico semisconosciuto (utile solo per rendere meno banali determinati giochi).

Ed è più o meno a questo punto che sopraggiunge un pensiero fastidioso: e se andasse tutto a rotoli?

Non è così difficile da immaginare. In un mondo popolato da cloni miei l’economia (o il suo analogo) presenterebbe dei problemi. Problemi che potrebbero sfuggire di mano. Più per la loro mancanza di senso pratico che per la loro pigrizia.

E allora… lasciamo perdere.

Proviamo a pensare a cose più semplici, spostandoci su un terreno più sicuro. Non mi è piaciuta per niente l’immagine precedente.

Pensiamo magari a tutto quello che non ci sarebbe: ai settori in cui a nessuno verrebbe in mente di impegnarsi.

Una cosa è certa: se tutti fossero identici a me, molti argomenti non interesserebbero nessuno. Quindi non avrebbero ragione di esistere.

Non immagino, nel “mio” mondo, l’esistenza di niente di lontanamente paragonabile alla moda nel vestire. Non ho mai saputo dire, dopo aver parlato con qualcuno, come fosse vestito.

E poi, mi è sempre risultata inconcepibile l’idea che qualcuno, fossero anche i famigerati “tutti”, possa decidere che aspetto debba avere io.

Si potrebbe in effetti andare in giro truccati da pagliacci o in costume da bagno o con un elmo da vichinghi, per quanto mi riguarda (una situazione molto simile a quella di un racconto di E.F. Russel che, sotto molti aspetti, descrive il mondo che mi piace immaginare).

La sigla VIP starebbe, forse, per Vasi Invernali Pensili.

I reality? Non li guarderebbe nessuno, per cui sarebbero stati già cancellati da tempo.

Che professioni avrebbero più successo?

Che tipo di arte si avrebbe (sperando che una qualche arte ci sia)?

Immaginare un mondo come questo è meno facile di quello che pensavo.

Il non-attacco dei “cloni”

È stato più o meno per rispondere a domande del genere che ho voluto provare a iscrivermi a un forum di “miei simili”. Simili a me nel senso che avevano ottenuto lo stesso risultato in un test chiamato MBTI (Myers-Briggs Type Indicator).

Prima che i miei 50.000 lettori si scaglino indignati contro la mia ingenuità, è necessario chiarire due punti.

Primo, lo so benissimo che test come quelli non hanno valore scientifico. Infatti non intendo pubblicare nessuno studio sulle mie – originalissime – scoperte.

Secondo, so anche che dietro dietro ogni nickname, in un forum come quello, ci può essere chiunque.

Ma il fatto stesso che esistesse qualcosa come quel forum era per me interessante. Vedere come interagivano i (sedicenti) miei simili è stato illuminante per più di una ragione.

Certo, una situazione come questa non si avvicina nemmeno in parte a quella del mondo popolato da fotocopie mie. Ma anche così, potevo imparare qualcosa.

Intanto, in un forum con un numero di utenti attivi che si aggirava intorno ai 4.000, avevo a che fare con una buona quantità di gente che si identificava con determinati tratti del carattere. Si poteva parlare di una certa probabilità di trovare quello che cercavo.

Ebbene, ecco com’è andata.

Leggendo la maggior parte dei post, la prima cosa che mi è venuta da pensare è stata:

Questi antipatici presuntuosi non mi somigliano neanche di striscio. Hanno barato rispondendo al test, è evidente, no?”

Ovviamente, col tempo ho potuto riconoscere uno per uno – proprio nelle cose che meno sopportavo – i miei difetti più tipici.

Somigliavo ogni momento di più al protagonista di “La mente e la materia” (un episodio di “Ai confini della realtà”).

Però anche qui ci sarebbero un bel po’ di cose da dire.

E se la somma delle condizioni che si creano con tante persone fosse diversa da ciò che otteniamo con una persona sola?

Il totale in questo caso sarebbe molto diverso della somma delle parti.

Niente di lineare

Tutto si basa sull’idea (molto ingenua in effetti) che una società costituita dalla somma di tante persone uguali a me si comporti come la somma dei miei comportamenti.

In altre parole: che in un mondo come questo le persone possano interagire tra loro, al massimo, come io potrei fare con un mio clone. Oppure con un gruppo di amici con interessi simili.

Ma il fatto è che la realtà è molto più complessa. Questo genere di cose segue leggi che sono tutto fuorché lineari. E quindi la funzione di una somma di una serie di variabili ha poco a che fare con la somma delle funzioni di ogni singola variabile.

L’interazione tra gli elementi (come appunto gli individui e l’ambiente), e l’influenza di tali condizioni su ogni individuo è tutt’altro che trascurabile, e la sensibilità alle condizioni iniziali renda impossibile qualunque previsione decente.

Chi ha mai detto che l’intreccio delle circostanze e di tutte le condizioni che si verrebbero a creare sarebbe semplice da gestire? Chi potrebbe prevedere l’evolversi di un’intera società la cui unica caratteristica certa sarebbe un certo patrimonio genetico?

Ed eccoci alla domanda fondamentale: è davvero concepibile che in questa società sarebbero tutti uguali? Ahi ahi, qui si tocca il punto più doloroso.

Mi sento un libro aperto sotto una luce accecante, un vetrino sotto la lente del microscopio, una cellula che si moltiplica come un virus impazzito (anzi un virus fin troppo sano).

In effetti, una persona non è composta solo da tendenze e potenzialità.

I gemelli identici non sono davvero identici, perché iniziano a diventare due individui diversi fin dal momento in cui la cellula che li ha originati si divide.

Due gemelli separati e messi in condizioni diverse sono un po’ come la stessa persona che fa diverse esperienze in due universi paralleli. Ma più tempo passa, meno caratteristiche essi avranno in comune.

Le caratteristiche di un albero sono decise da un insieme di fattori, di cui il seme è solo uno. Lo stesso albero può diventare più alto o più basso a seconda della quantità di alberi che lo circonda. Cosa succede se piantiamo due semi dello stesso albero vicini?

Discriminazioni tra uguali

Mi accorgo di non avere comprensione nemmeno per la persona che ero in certi momenti del passato.

Senza andare troppo lontano, potrei litigare di brutto anche con la persona che ero ieri, o poche ore fa, proprio come il protagonista di By His Bootstraps.

E sarebbe poi così scontato che almeno in questo mondo di cloni, non ci sarebbero grosse differenze caratteriali, o perlomeno “etniche”?

A parte che penso che si sarebbe incomprensione e intolleranza anche in un mondo di cosiddetti uguali. Ci sarebbero i “ricchi” e i “poveri”. Magari i privilegi sarebbero legati a valori diversi da questi, in un mondo di miei simili… ma a questo punto non posso avere più nessuna sicurezza.

Ci sarebbero comunque i più alti e i più bassi, i più grassi e i più magri, i sani e i malati, e soprattutto i vecchi e i giovani.

Il nostro occhio sarebbe abituato a cogliere quelle che in questo mondo consideriamo differenze insignificanti.

Sì: in un mondo popolato da gente come me, saremmo tutti diversi.

E a questo punto arrivano le domande peggiori. Fino a che punto arriverebbe la mia empatia, pazienza o tolleranza? Che cosa arriverei a fare in condizioni limite?

Questa forse è stata l’idea più scioccante: in un mondo di miei simili ci potrebbero essere dei conflitti.

Posso dire di essere pacifista, ma lo sarebbe anche un mio clone vissuto in condizioni diverse? La somma di tante persone “pacifiche” sarebbe davvero pacifica?

La guerra, che i guerrafondai considerano tutt’al più una specie di necessità, è da sempre l’unica costante in questo mondo per il resto così multiforme. Perché? Solo per incontrollabili, meschini fattori economici, o c’entra anche la psicologia? È una cosa insita nella natura umana?

Be’, per fortuna esistono società che sembrano contraddire quest’idea vecchia come il mondo. Magari sono così grazie alla combinazione di una serie di fattori eccezionali. Non importa. Non stiamo nemmeno parlando di scienze esatte.

Non ho nemmeno la sicurezza che alcuni comportamenti siano innati in me. In ogni caso non ho nessuna qualifica che mi permetta di dare interpretazioni valide a questo genere di fatti.

E poi, possiamo davvero dire di poter mai conoscere realmente l’umanità, quando ne siamo una parte? L’osservatore non deve trovarsi perlomeno al di fuori dell’oggetto osservato?

Per quanto mi riguarda, mi basta che “l’eccezione” sia esistita almeno una volta nella storia.

Quindi, in parole povere, né in questo mondo, né nel mio, i miei “simili” dovrebbero avere scuse.

Vi siete mai “scontrati” con voi stessi? Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo, se tutti fossero uguali a voi?

Immagine: “Mirrors and Anamorphoses at Magic Museum,Blois”, di fdecomite, Licenza CC BY 2.0

2 Comments

  1. blancopique

    penso che esperienze come queste sono più comuni di quello che crediamo. Quante volte mi sono sentita delusa/arrabbiata con me stessa per certe mie reazioni irrazionali o stupide, ecc. e prenderei a schiaffi la me stessa di qualche ora o giorno prima? Sono rimasta scioccata allo scoprire quanto poco mi conoscessi!!!

    1. plcartia

      Stessa cosa che succede a me. C’è una bella differenza, penso, tra il rapporto che abbiamo con noi stessi “dall’interno” e quello che avremmo con la persona che siamo se ci sdoppiassimo. 🙂

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