Tre passi e mezzo e ti raggiungo (su Facebook)

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Immagine: “Facebook Network Visualized with Gephi” di yaph. Licenza CC BY-SA 2.0.

Facebook ha postato uno studio che dimostra che i suoi utenti sono più connessi tra loro rispetto ai 6 gradi “previsti”.

Non è una grande sorpresa.

La teoria dei 6 gradi stessa non è definitivamente provata. Quando ci mettiamo a calcolare 30^6 ci stiamo ovviamente basando su una stima, e quindi otteniamo una previsione statistica.

Un eremita avrà per esempio 0 contatti, mentre Mark Zuckerberg, con circa 50.000.000 di follower, deve fare poco più di 3 passaggi (almeno su Facebook) per raggiungere chiunque altro.

Mondi piccoli

Dei ricercatori, dopo aver esaminato un database di 250.000 attori (creato nel 1994 per il gioco “Six derees of Kevin Bacon”), hanno visto che costituiva un “mondo piccolo” (ovvero, che i gradi di separazione erano pochi). Questa rete era formata da tanti piccoli gruppi ognuno dei quali formato da persone tutte interconnesse tra loro.

Com’era possibile però che chiunque fosse connesso a chiunque altro tramite pochi gradi di separazione?

In realtà c’erano alcuni nodi della rete che collegavano quei piccoli gruppi tra di loro.

Quello che è interessante, dimostrato negli anni 50 dal matematico Paul Erdős, è proprio il fatto che se abbiamo una rete di elementi con connessioni casuali tra loro, bastano pochi di questi ponti per connettere tutto quanto.

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Immagine: network, by pippalou. Licenza: morgueFile free photo; modificata da P.L. Cartia.

Addirittura, “una volta superata la media di 1 connessione/nodo, il comportamento della rete cambia drasticamente” (“Veritasium“, in questo filmato), in modo analogo a una transizione di fase in fisica. La rete diventa un “mondo piccolo” perché il percorso tra due nodi qualunque è breve.

Erdős ha dimostrato, cioè, che le reti dove le connessioni sono casuali diventano inevitabilmente mondi piccoli.

Ma anche nelle reti sociali reali è possibile creare “mondi piccoli” (e quindi i sei gradi di separazione), e questo avviene tramite i cosiddetti legami deboli.

Legami deboli

Negli anni 70 il sociologo Mark Granovettor ha dimostrato che era più probabile trovare lavoro tramite le conoscenze casuali proprio perché in una rete di amici, interconnessi tra loro, tutti hanno più o meno le stesse informazioni (“The strength of weak ties”, 1973).

In altre parole, quelli che ci connettono al resto del mondo sono i contatti che non fanno parte delle nostra cerchia “quotidiana” (famiglia e amici più stretti), ovvero quei conoscenti che appartengono a un altro ambiente.

Anche questo mi sembra abbastanza ovvio: se raggiungiamo qualcuno che non fa parte della nostra solita cerchia di amici e parenti, lo raggiungiamo tramite qualcuno che fa da ponte tra questa cerchia e un’altra, e come tale è più “lontano”, magari un conoscente occasionale. Se non fosse così, ovvero se fossimo già amici o parenti stretti di quel tale, allora per definizione farebbe parte della nostra solita cerchia.

Ovvero: se Mario Rossi è distante 5 o 6 gradi da Barack Obama, con molta probabilità non l’ha raggiunto tramite l’amico di infanzia o la vicina di casa. Non perché la signora Piera non possa avere un parente che lavora alla Casa Bianca, ma semplicemente perché, se lo avesse avuto, Mario sarebbe stato già connesso a Barack con 2 gradi di separazione.

Il re (dei social) e io

Per quanto mi riguarda, uso Facebook pochissimo rispetto agli altri social.

Questo proprio perché su Facebook ci sono tante persone (amici e parenti) che conosco direttamente, e quindi è molto più connesso alla cosiddetta vita reale di quanto lo siano sembrino gli altri.

Per cui:

  • mi limito ad accettare come amici quelli con cui non ho problemi a condividere le stesse cose nella “vita reale”,
  • ho creato parecchie liste a gradi crescenti di “confidenza” (immaginatevi dei cerchi concentrici).

Eppure i miei gradi di connessione, ovvero i passaggi che dovrei fare per connettermi con chiunque altro su Facebook sono solo 3.56 (potete divertirvi a scoprire quanti sono i vostri nel famoso post sui 3 gradi e mezzo).

Questo cosa dimostra?

  1. Che tutti (almeno chi è su Facebook) hanno a quanto pare degli amici che fanno da “portali di connessione” al resto del mondo.
  2. Che Facebook è un mondo decisamente piccolo.

I suoi utenti non rappresentano certo (pur essendo 1.59 miliardi) tutta la popolazione mondiale.

Ma soprattutto non la rispecchiano fedelmente – anche se è vero che in media il numero delle nostre connessioni è aumentato, e parecchia gente ha avuto accesso a risorse insospettabili (lavoro, contatti, possibilità di far sapere al mondo quello che succede nei luoghi più reconditi e, spesso, rischi e guai di tutti i tipi) rispetto a quando non avevamo Internet.

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Immagine: “network”, di Rosmarie Voegtli. Licenza CC BY 2.0.

Di Facebook dopotutto fanno parte le persone che hanno accesso a: un computer e/o uno smartphone, un minimo di tempo libero, e interessi tali da considerare un social network come quello importante/utile per la loro vita (come si dice, per esempio, in questo post).

Quando la ricercatrice Judith Kleinfeld (University of Alaska-Fairbanks) ha voluto replicare un famoso esperimento sui sei gradi, ha trovato che in effetti, il mondo reale è popolato da pochi individui privilegiati pieni di connessioni, mentre gli altri non sono così ben connessi.

Ma ha comunque confermato il fatto che i “mondi piccoli” sono dovuti a quelle persone che fanno da ponte tra noi e il resto del mondo.

Il mondo si restringe

A quanto pare il numero di passaggi in Facebook è andato diminuendo (nel 2011 la maggioranza dei suoi utenti era connessa tramite 5 gradi), nonostante il numero degli iscritti sia aumentato così tanto.

C’è chi ha reagito con parecchia soddisfazione alla notizia.

Se davvero siamo più interconnessi, allora più che esserne semplicemente felice come una Pasqua direi che (come avviene con qualsiasi progresso) ci sono i vantaggi come c’è anche il rovescio della medaglia.

Da un lato abbiamo accesso a più informazioni, persone e possibilità. Da un altro praticamente chiunque (buono o cattivo) ha potenziale accesso a noi.

E dato che indietro non si torna, si può solo cercare di affrontare con intelligenza la situazione presente, per ricavarne il massimo vantaggio e minimizzare gli effetti collaterali.

Avete mai vissuto in prima persona un’esperienza da “mondo piccolo”? Siete stupiti dei vostri gradi di connessione su Facebook (ammesso che ne facciate parte, e che siate andati a verificarli)?

Fonti e altri collegamenti

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